Monday, March 7, 2011

Un tranvía llamado deseo al Teatro Español: convincente, ma non esaltante

Blanche Dubois, ovvero il profondo desiderio di attaccamento alla vita per sfuggire alla morte. Stanley Kowalski, ovvero la forza bruta di un uomo dagli istinti basilari. Stella Dubois, ovvero in bilico tra una nuova vita e l'ombra di un passato che ritorna. Mitch, ovvero il sogno fallito di un matrimonio e di una famiglia. 
La messa in scena del celeberrimo "A streetcare named desire" di Tennessee Williams nella versione del regista Mario Gas per il Teatro Español risulta convincente, ma non esaltante. Sarà dipeso dall' eccessiva dilatazione dell'opera nell'arco temporale di più di due ore o dal fatto che nessuno degli attori ha particolarmente brillato nell'interpretazione delle rispettive parti, ma questa versione manca un po' di  slancio, di momenti di originalità. In particolare, Vichy Peña risulta credibile nella parte che fu di Vivien Leigh nel film di Elia Kazan, anche se la preferiamo nei momenti in cui evita di essere leziosa, per toccare il suo registro più drammatico e commovente. Un'unica nota ci ha straordinariamente colpito: Ariadna Gil rende il personaggio di Stella con una grazia e, quasi un'innocenza ritrovata, degna di un personaggio intimamente convinto della bontà della sorella, ma incapace di sottrarsi al volere del marito, come la parte richiede.

"Un tranvía llamado deseo" al Teatro Español
Un tranvía llamado deseo
Teatro Español    
C/ Príncipe 25, Madrid
Del 4 de febrero al 10 de abril

Tuesday, March 1, 2011

L'occhio discreto di Adam Fuss in mostra alla Fundación Mapfre

Dalle serie "My gost", 2000, Dagherrotipo.
Poche gocce sorprese in uno scatto prima che si asciughino. Raggi concentrici che si ripetono nella loro evoluzione in seguito alla caduta di una prima goccia. Il bianco di un cigno dalle ali rotte o di un pavone che troneggia in tutta la sua possenza. Sorprende l'occhio discreto di Adam Fuss in questa sua capacità di variare  i soggeti al centro del suo obiettivo fotografico, mantenendo una certa costanza nell'elaborare immagini prive di orpelli decorativi, che vanno dritte all'essenziale, quasi alla ricerca di un recondito mistero celato dietro un corpo(umano, animale o vegetale), una scia, una traccia, una testimonianza palpabile di qualcosa che non c'è più. In questo senso vanno le fotografie estrapolate dalla serie My Ghost (Mi fantasma), dove il fotografo riesce a fissare il senso della perdita e del legame che ci vincola a chi non c'è più attraverso colonne di fumo in bianco e nero o vestiti da bambino ripresi con l'antica tecnica del dagherrotipo. Altro elemento che ci sorprende nel percorso artistico di questo fotografo: la costante ricerca in relazione alla tecnica della fotografia, che lo induce più a sperimentare con antichi strumenti del passato che con moderne tecniche digitali.
La mostra costituisce la prima restrospettiva dedicata al fotografo inglese in Spagna ed espone una cinquantina di immagini con cui si ripercorre il percorso dell'artista dal 1986 fino ad oggi.

Adam Fuss - Fundación Mapfre, dal 27 gennaio al 17 aprile 2011

SALA RECOLETOS Entrata gratuita

DIRECCIÓN Paseo de Recoletos 23 - Madrid - 28004 Teléfono: 91 581 61 00

HORARIOS

Lunes de 14.00 a 20.00 hrs.
De martes a sábado de 10.00 a 20.00 hrs.
Domingos y festivos de 11.00 a 19.00 hrs.

Wednesday, February 23, 2011

Una mostra rivelazione : “America fría” alla Fundación Juan March

Per gli appassionati di mostre che sono come un faro acceso su zone sconosciute della storia dell'arte, la  Fundción Juan March offre un ottimo spunto per conoscere la storia dell'astrattismo latinoamericano nel periodo compreso tra il 1934 e il 1973. La mostra ci ha colpito per la maniera accurata con cui sono stati dettagliatamente ricostruiti i rapporti tra Europa e Latinoamerica nel travaso dei principi dell'arte astratta dal primo al secondo. 
Grazie ad un percorso tematico, con sale che ospitano opere selezionate tra il meglio della produzione artistica di ogni paese, la mostra riesce perfettamente nell'intento di offrire al pubblico una vasta panoramica sopra lo sviluppo interno, tutt'altro che lineare, di questa corrente artistica e dei suoi esponenti, allontanando per un attimo l'idea di un sud del continente americano necessariamente "caldo" e "appasionato".  
La mostra è un fiore all'occhiello della Fondazione, che offre una programmazione culturale in vari ambiti di altissimo livello. Lontani anni luce dalle mostre block-buster alla Goldin, dove un'opera universalmente nota e cento minori bastano a riempire i botteghini, o dalle mostre  "ever green" che si aggrappano al nome dell'artista sempre in voga (vedi alla voce impressionisti) di cui ormai sappiamo tutto e su cui ormai è stato scritto tutto. Gratuita sia la mostra che la visita guidata. Sentitamente ringraziamo. More info in Spanish

Jesús Rafael Soto
Rotation, 1952
(Rotación)
Óleo sobre contrachapado
Centre Pompidou, París. Musée national d'art moderne / Centre de création industrielle. Adquisición en 1980
La abstracción geometrica en Latinoamérica (1934-1973)
11 febbraio - 15 maggio 2011
Fundación Juan March
Castelló, 77. Madrid

Horario 
Lunes a sábado: 11.00 a 20.00 hs. Domingos y festivos: 10.00 a 14.00 hs. 

Visitas guiadas gratuitas 
Miércoles: 11.30 - 13.00 hs, Jueves: 17.00 - 18.30 hs, Viernes: 17.00 - 18.30 hs.

Tuesday, February 22, 2011

Street art Madrid: a selection of Malasaña's graffiti

In the city center of the Spanish capital, in a neighborhood called Malasaña, the traders of more than a dozen streets decided not to fight against the graffiti artists who normally used their metal shutters for their graffiti’s, but to ally with them. The traders let the artists paint the metal shutters freely on Sunday 06 February, when a lot of artists came to Madrid from the rest of Spain and Europe to express their creativiaffiti’s are still visible in Madrid .
As I know, this initiative called ""Persianas libres"" (free shutters) was born in Barcelona in the neighborhood of Guinardó on July 30th 2009. Unfortunately the initiative has not been very well received by the city of Barcelona, where the traders and the graffitists can have a fine for painting the shutters.


 
 


Monday, February 21, 2011

The Black swan ovvero il fascino del male

Natalie Portman in "Black swan"
Contrariamente alla maggior parte delle critiche recentemente apparse in occasione dell'uscita nelle sale spagnole dell'ultimo film di Darren Aronofsky "The black swan", credo che il film non sia la storia di un incubo, bensì di una trasformazione. E le trasformazioni non necessitano di travalicare i limiti del reale, ma possono tranquillamente darsi nella realtà di tutti i giorni, anche se con lentezza e con profonde ripercussioni sulla vita di chi le subisce. Che il film assuma poi i contorni di un "horror" o di un "thriller" per via delle proiezioni  sulla realtà di una mente disturbata come quella di Nina, la protagonista, questa mi appare come una precisa scelta del regista o se volete un suo "modus operandi", una sua maniera di trattare il reale.

La storia di una trasformazione, dicevo. E gli ingredienti ci sono tutti: il maestro, interpretato da Vincent Cassel, che insegna a Nina la via per trasformarsi da dolce ed eterea, in maliarda e affascinante; una rivale (Mila Kunis) che incarna tutto quello che lei non è e che dovrebbe essere; una madre, fallita ballerina ma necessaria presenza perchè le impone quelle proibizioni che tanto la affascinano sino a perdersi in esse. Infine Nina. Non c'è nulla che lei non abbia per interpretare la parte del cigno nero, perchè la "sweet girl" possiede già in sé il seme di un lato oscuro che ha solo bisogno di venire alla luce. Toccati i tasti giusti, Nina sarà capace di essere i due lati del cigno, vincendo la sua più acerrima nemica, ossia se stessa (o la parte buona di essa).
La trasformazione è totale, si consuma al ritmo della musica di Tchaikosky, regalando al pubblico  un'interpretazione perfetta ai limiti del sacrificio estremo. Nina ha il volto di Natalie Portman, protagonista assoluta del film. Il suo talento la consacra tra i più grandi attori viventi. Rende la fragilità del personaggio e la sua attrazione per il male quasi palpabile, mentre la regia di Aronofsky sa saggiamente istillare paura e senso della perdizione in maniera lenta e progressiva, fino ad esserne sovrastati.