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Thursday, March 7, 2013

Terrence Malick: "To the wonder"

Terrence Malick non gira dei film, ma dei capolavori di poesia.
Il suo ultimo sforzo come regista " A la merveille " (To the wonder) segue nel solco già tracciato da " The tree of life ", palma d'oro due anni fa a Cannes. Riduce il tema al centro dell'opera all'essenziale, in questo caso la storia della relazione tra due protagonisti, costretti a dividersi e riunirsi tra Parigi e uno sperduto paesino degli Stati Uniti. Lateralmente, la figura di un prete (Javier Bardem), alle prese con una specie di crisi di coscienza nell'atto di seguire la sua missione pastorale nello stesso paesino sperduto. Il motivo del film è tutto qui, con un occhio sempre vigile su un certo ambiente in preda ai veleni delle multinazionali con le inevitabili ricadute suoi suoi abitanti.
L'uso delle immagini esaltate all'ennesima potenza, dialoghi ridotti, personaggi come comparse (Ben Affleck dice al massimo 10 parole) rende il film talmente riconoscibile agli occhi dello spettatore, già abituato alle estenuanti maratone di Malick, che ci si sente a casa, confortati in un mondo di un estetismo estremo. Se non fosse che la presenza del male è li, incede negli interstizi della vita qauotidiana, la si ritova al lavoro e nella vita coniugale, nella mancanza di comprensione tra due esseri incapaci di amarsi o nella condizione di chi vive ai margini della società e cerca disperatamente risposte in un Dio inaccessibile.
Un film non per tutti, insomma,o per lo meno difficile da digerire, per chi è abituato all'azione dei blockbuster americani.
     

Friday, October 21, 2011

"The three of life" by Terrence Malick

L'ultimo festival di Cannes ha proclamato "The tree of life" vincitore, gridando al capolavoro. E non si può negare che il film abbia i suoi meriti: un cast eccezionale (Sean Penn, Brad Pitt, Fiona Shaw), una storia dolorosa al centro dell'obiettivo, una regia capace di cogliere momenti di vita privata legandoli alla storia della terrra e dell'universo. Ma tra tanti meriti bisogna anche citare i difetti. Il film arriva ad estenuarci con questo insistere su immagini naturalistiche, di rara bellezza, certo, ma sono troppe e troppe lunghe, quasi costituiscono un film dentro il film.
Intendiamo il tentativo di inserire la storia privata dei due fratelli, del loro difficile rapporto con il padre, all'interno di un quadro cronologicamente e temporalemnte piú ampio. Intendiamo la volontá dell'autore di lasciare che le immagini parlino da sé, con una natura che segue immutato il suo corso indifferente al dolore umano, ed un tempo preistorico, dove l'istinto della sopravvivenza non era poi cosí distinto da quello di un fratello che si sforza di sopravvivere al dolore per la morte di uno dei suoi cari.  
Il tentativo diventa uno sforzo, qualcosa di insistito, si finisce col perdere il filo del discorso e la storia meravigliosa del nucleo familiare si sfalda, perde forma e consistenza per gli innesti continui di cui sopra. Lo spettatore esce stanco e c'è chi non vede l'ora che il film finisca.
Abbiamo amato ("La sottile linea rossa") e seguiremo amando la maniera di Terrence Malick di fare film, ma dubitiamo che questa sia la sua opera piú riuscita.